Michael Phelps, la coppettazione e la stampa italiana.

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Foto “Natação – Michael Phelps /EUA” by Ministerio do Esporte Brasil – Flickr

Se state seguendo le olimpiadi vi sarà capitato di leggere o sentire più di un commento sul campione Michael Phelps e sull’uso della tecnica della coppettazione, testimoniata dalle macchie circolari sulle spalle con cui si è presentato alle gare. In questo post non tratterò l’uso della coppettazione, per due motivi: primo perchè non ho le competenze tecniche e sanitarie per parlarne con cognizione di causa e secondo perchè, essendo chiusa per ferie la palestra che frequento, non posso chiedere notizie di prima mano al medico naturopata che lì pratica la coppettazione, il tuina e altre metodiche della medicina tradizionale cinese.

Invece di copiare-incollare quello che scrive wikipedia sulla coppettazione, mi limiterò a raccontare come la stampa italiana ha narrato questa storia basandomi su una serie di articoli letti in questi giorni sui siti di Repubblica, Corriere, la Stampa, Wired, la Gazzetta.

L’articolo “medio” apparso sui giornali segue più o meno questo schema: inizia facendo notare le macchie sul corpo di Michael Phelps, descrive che si tratta di un metodo facente parte della medicina tradizionale cinese e in due righe chiude la questione. Qualcuno fa un approfondimento da premio Pulitzer aggiungendo mezza riga in cui scrive che lo scopo sarebbe “rimuovere il ristagno del qi nei muscoli”. Poi tutti virano sul Gossip raccontando che questa tecnica è diventata una moda negli Usa col nome di “cupping”, con tanto di la lista di vip, attori  e modelle che ne farebbero uso, con Nicole Kidman in testa su tutti! La conclusione di quasi tutti gli articoli riporta che è un metodo su cui non ci sono basi scientifiche da considerarsi come un placebo.

Insomma, in poche righe i nostri giornalisti ottengono il doppio risultato di distruggere 3.000 anni di medicina tradizionale cinese e di far apparire Michael Phelps come un credulone che si affida ad un metodo inutile!

Vorrei a questo punto soffermarmi proprio su Michael Phelps giusto per ricordare che è l’atleta con più titoli olimpici al mondo avendo collezionato, ad oggi,  27 medaglie olimpiche (22 ori, 3 argenti e 2 bronzi) a cui vanno aggiunte 33 medaglie ai mondiali di nuoto e 21 medaglie ai Giochi Panpacifci. Insomma non è proprio l’ultimo atleta arrivato dal Katanga che pratica la coppettazione perchè glielo ha detto lo stregone del villaggio, anzi è la punta di diamante della squadra degli Stati Uniti d’America, che credo debba essere piuttosto avanzata sia come metodiche di allenamento che di tecnologie sanitarie. Due giorni fa sentivo alla radio che Phelps si allena nuotando sei ore al giorno per sei giorni su sette ed ha un regime alimentare da oltre 10.000 calorie. Insomma è un macchina da guerra che mi immagino sia seguita da decine di medici, tecnici e fisioterapisti tutti preparati e aggiornatissimi.

La domanda che avrebbero dovuto porsi tutti i giornalisti è “Perchè, con tutte le terapie mediche, farmacologiche e fisioterapiche ultramoderne a disposizione di Phelps e del team di specialisti che lo segue, tutti loro abbiano scelto un metodo tanto antico come la coppettazione? E quali benefici Phelps ne trae?”

Io non ho una risposta però faccio un’ultima considerazione: «Se Alex Schwazer avesse usato la medicina tradizionale cinese, anzichè l’eritropoietina ricombinante e il testosterone esogeno, forse avrebbe potuto marciare all’Olimpiade di Rio…»

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Foto “cups” by Avery – flickr

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7 pensieri su “Michael Phelps, la coppettazione e la stampa italiana.

  1. Aida ha detto:

    Sul caso Shwazer ho i miei dubbi che non posso esprimere apertamente in quanto sono questioni che la mia parca conoscenza mi impediscono di trattare. Però i giornalisti scrivono per vendere, e per vendere bene bisogna saper offrire un buon articolo, non un articolo di medicina cinese. Il metodo della coppettazione sarà efficace, avrà i suoi benefici senza l’uso di medicinali chimici che ne minano la salute, però vende più sapere che anche la Kidman fa uso della tecnica. Vende dire che il campione ha una serie di spasimanti alle sue spalle,che ha partecipato a questa o a quella festa, ed è così anche con i nostri atleti. E la scioccaggine del popolo mi spaventa.

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    • Marco ha detto:

      Concordo che i giornalisti scrivono per vendere ma, almeno secondo me, un articolo che “vende” di solito è un pessimo articolo. Perchè il giornalista quando scrive deve soddisfare troppa gente: prima l’inserzionista pubblicitario, poi l’editore, poi magari il partito o il politico dell’area di riferimento a cui fa capo il giornale… e poi solo da ultimi il lettore e la verità dei fatti. Sarà un caso ma i giornali in cui mi riconosco di più hanno pochissima pubblicità…
      Su Schwazer, per non ripetermi due volte, ti rispondo nel commento sotto.

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  2. Cri ha detto:

    Sono d’accordo con te, non si può mica esaltare, ma anche solo passare per buona, una medicina alternativa, fosse pure antica di 3000 anni e praticata da un popolo che, manco a dirlo, è di gran lunga più in salute di noi. I giornali a queste olimpiadi stanno facendo troppo spesso delle uscite davvero pessime. Non sono però affatto d’accordo sulle tue considerazioni su Shwatzer: più ho approfondito la faccenda e più sono convinta che non siano state le sue scelte a fargli mancare le olimpiadi, troppe cose non tornano i questa faccenda e leggere la tua frase mi fa male perché fa vincere ulteriormente chi lo ha ingannato e ha deciso per lui.

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    • Marco ha detto:

      Non conosco la situazione di Schwazer ma conosco abbastanza bene l’ambiente dell’atletica e alcuni anni fa ho seguito da vicino la storia (pressochè identica a quella di Schwazer) di un maratoneta toscano nel giro della nazionale di atletica, anche lui beccato per ben due volte e poi squalificato a vita, sul quale nell’ambiente tutti sapevano… ancora prima delle analisi.

      Schwazer è stato beccato due volte (2012 e 2016) in entrambi i casi positivo sia alle analisi che alle controanalisi. Cosa doveva fare la IAAF? Lo ha squalificato e, come ha testimoniato il presidente della IAAF in un’intervista alla Gazzetta, ha usato lo stesso metodo per tutti gli atleti. Dobbiamo fare sempre i soliti italiani ed essere contenti quando la IAAF squalifica i russi e poi fare le vittime e i piagnistei quando squalifica uno dei nostri?
      Se Schwazer s’è dopato (e io credo che lo abbia fatto) han fatto bene a squalificarlo, se è stato ingannato penso che non sia stato ingannato dal comitato olimpico o dalla IAAF ma dai collaboratori/medici/tecnici di cui si è circondato. E qui secondo me è ancora più fesso perchè non è un adolescente brufoloso delle medie ma un uomo, atleta professionista, che sceglie personalmente i suoi preparatori di fiducia e che tra l’altro per correre è (o era) stipendiato profumatamente con soldi pubblici visto che fa (faceva) parte del gruppo sportivo dei Carabinieri

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    • Marco ha detto:

      Colpa mia! Non pensavo che la chiusa dell’articolo su Schwazer diventasse un dito troppo grosso da oscurare la luna a cui puntava… (con tutto l’affetto possibile sia per Aida che per Cri).

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