Cosa sono il Daoyin Yangsheng gong e il Qi gong.

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Foto “Daoyin technique to cures luggish digestion” tratta da Wikimedia

Qi gong e Daoyin Yangsheng gong (spesso abbreviato in Daoyin) sono due sinonimi che indicano la stessa ginnastica medica cinese.  Dei due termini il più antico è “Daoyin” ma nei vari periodi e contesti storici sono stati usati alternativamente, un po’ come noi possiamo usare indifferentemente le parole “gioco” o “sport” (posso dire il gioco del tennis o lo sport del tennis). In Occidente è più famoso il termine Qi gong semplicemente perchè ha avuto un maggiore successo “editoriale”, cioè sono usciti più libri, video e scuole con questo nome.

Il significato dei due termini è simile:

  • QI GONG è composto da QI = ENERGIA e GONG= GUIDARE, ESERCIZIO, ABILITA’
  • DAOYIN YANGSHENG GONG è è composto da DAO = GUIDARE, DISTENDERE, YIN = ALL’INTERNO DEL CORPO, YANGSHENG = IL NUTRIMENTO VITALE, GONG = GUIDARE, ESERCIZIO, ABILITA’

Riassumendo si può dire che il significato è, più o meno questo: “guidare il qi all’interno del corpo per distenderlo e indurre una cura“. Ed in effetti storicamente il Daoyin nasce come uno dei metodi che la medicina cinese usa per nutrire l’energia vitale e che sono: agopuntura, massaggi, moxibustione, farmacopea fitoterapica, dieta alimentare e appunto daoyin.

Pur essendo la stessa cosa, Daoyin e Qi gong si sono evoluti in molte scuole e, un po’ come accade anche nello yoga, quasi ogni maestro ha creato la sua variante. Come mi raccontava una mia insegnante, partendo tutte dalla stessa base comune, in Cina è possibile trovare oltre 450 differenti scuole di Daoyin.

Quella che io sto praticando imparando, è appunto la Daoyin Yangsheng gong del professor Zhang Guangde dell’Università di Pechino ma di questo ne parlerò prossimamente.

Il video dei 12 metodi del Daoyin Yangsheng Gong

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Se tu insegni…

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Foto “grade7 class11” by Dominic Rivard – flickr

La settimana che inizia domani riporterà a  scuola migliaia di insegnanti e studenti.  Mi sembra la migliore occasione per dedicare a tutti quanti la poesia “Se tu insegni” del poeta cinese Kuang-Tsen.

SE TU INSEGNI…

Se dai del pesce ad un uomo
egli si ciberà una volta.
Ma se tu gli insegni a pescare
egli si nutrirà per tutta la vita.
Se fai progetti per un anno,
semina del grano.
Se i tuoi progetti si estendono
a dieci anni,
pianta un albero.
Se essi abbracciano cento anni,
istruisci il popolo.
Seminando grano una volta,
ti assicuri un raccolto.
Se pianti un albero,
tu farai dieci raccolti.
Istruendo il popolo,
tu raccoglierai cento volte.

Kuang-Tsen (poeta cinese del VII secolo a. C.)

Lo sport nella cultura occidentale e nella cultura orientale.

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Foto “UCSD Collegiates Wushu 2013” by itsjustatank – flickr

“Citius!, Altius!, Fortius!” (“Più veloce!, più in alto!, più forte!”) è il motto olimpico che, più o meno, sintetizza la concezione occidentale di sport. Fin dall’antica Grecia per la cultura  occidentale  lo sport è rivolto alla vittoria, alla competizione e all’ottenimento del risultato. Non importa se lo sport è agonistico o amatoriale: c’è sempre e comunque un’asticella da alzare o un tempo da limare. Quando la competizione non è contro altri atleti è contro se stessi e i propri limiti. Io, che vengo dal podismo amatoriale, lo posso testimoniare: nella maggioranza dei casi si corre contro i propri “record”. Se fai la maratona a 6 minuti al km la volta dopo vuoi scendere a 5:45 al km, poi a 5:15, poi ancora meno, poi magari chiedi troppo a te stesso e ti infortuni! Quando non riesci a scendere sotto a quel limite che ti eri prefissato, molli e abbandoni lo sport, oppure ricorri al doping! E giuro che conosco gente che si doperebbe per fare gare dove il primo premio è un salame!

Da millenni in oriente lo sport è invece concepito come unione fra corpo e mente, come prevenzione e cura delle malattie e più in generale come una modalità per raggiungere un equilibrio che consenta il benessere e la longevità. Se ciò è lampante in discipline come lo yoga, il daoyin o il taijiquan è altrettanto vero anche per gli sport di contatto che all’apparenza sembrano più violenti. Quando ero piccolo ho fatto un po’ di judo e ricordo che alla prima lezione il maestro veniva con una piramide di legno che appoggiava sul tatami dicendo: «Guardate questa piramide: se la appoggiate sulla sua base resta forte e ferma. Se volete farla appoggiare su un qualsiasi  spigolo la piramide cadrà inevitabilmente! Ecco, il judo non è menare un avversario a destra e a manca! Nel judo voi siete la piramide e il vostro avversario vuole mettervi su uno spigolo… il vostro scopo è riportare voi stessi ben piantati a terra sulla vostra base, come la piramide nello stato iniziale!»

Nella concezione orientale la vittoria non è mai il fine principale dello sport ma al massimo una conseguenza che testimonia che hai raggiunto l’unione corpo e mente e con essa l’abilità nel praticare l’esercizio. E’ un concetto a cui lo sport occidentale è arrivato solo negli ultimi anni: prima negli  anni ’80-’90 del Novecento col concetto di fitness (magrezza, giovinezza, tono e sviluppo muscolare) e poi, solo dopo gli anni 2.000, col concetto di wellness che finalmente  mette al centro il benessere come scopo principale dello sport.

Una riprova? Guardate quanti occidentali durante la loro vita abbandonalo lo sport e invece quanti anziani, anche ultranovantenni come quello nel filmato sotto, fanno sport in Cina…