Il Daoyin nell’opera di Zhuāngzǐ

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Foto “Chinese kraanvogel (Grus japonensis) in Hokkaido, Japan” by Martha de Jong-Lantink – Flickr

In questo post vi ho parlato della prima testimonianza per immagini del Daoyin. Oggi vi presento invece la prima testimonianza scritta sul Daoyin che si trova nel Zhuāngzǐ, testo taoista del IV-II sec. a.C. Zhuāngzǐ è sia il nome del libro che quello del suo autore, un filosofo cinese vissuto nel periodo dei Regni combattenti che va dal 453 a.C. al 221 a.C. Come per molti testi antichi lo Zhuāngzǐ contiene sia testi del filosofo stesso che di altri autori successivi, suoi discepoli o comunque della sua scuola.

Il testo, diviso in 33 capitoli che prendono nome dalla prima parola del capitolo (Keyi nel nostro caso), è un’insieme di aneddoti e storielle che analizzano in modo critico la società cinese del tempo e ne traggono insegnamenti filosofici. In particolare vengono presi di mira coloro che, secondo i canoni dell’epoca, si comportavano “bene”, per spronarli a fare meglio o per indicarne le ipocrisie.  Riguardo al Daoyin Zhuāngzǐ scrive la frase sottostante che molti studiosi ritengono scritta fra il IV e il III sec. a.C. e che quindi potrebbe essere scritta proprio dal filosofo in persona:

Soffiando, inalando, espirando ed aspirando, espellono il vecchio per assorbire il nuovo. Si scrollano come gli orsi e si stirano come gli uccelli. Fanno ciò per prolungare la vita, sono gli adepti del Daoyin, gente che nutre la propria forma emulando Peng il vegliardo.
(Zhuangzi, Keyi)

La prima cosa che salta in mente è l’uso di ben 4 vocaboli (soffiando, inalando, espirando ed aspirando) per indicare la respirazione che nel Daoyin è molto importante e serve, non solo a ricambiare l’aria, ma appunto ad assorbire il qi nuovo e ad espellere il vecchio. La respirazione aiuta anche  la concentrazione e dona il ritmo agli esercizi, associando i vari movimenti alle fasi di inspirazione e espirazione e, in alcuni casi, accompagnandoli anche dall’emissione di suoni.

Segue una frase sugli esercizi fisici che fanno muovere il corpo ad imitazione degli animali. Anche nel Daoyin moderno molte forme prendono il nome da animali che si stirano, si acquattano, nuotano, volano, fanno il nido. Galli, fenici, gru, tigri, elefanti, rinoceronti, pesci, oche, draghi, rondini, serpenti, ci sono proprio tutti, …tranne gli orsi che si scrollano di cui parla Zhuāngzǐ (o almeno io in 3 anni di pratica non ho mai incontrato un movimento da orso). In effetti c’è un dibattito su questo “scrollarsi”: c’è chi pensa che si tratti del dondolio con cui gli orsi si muovono quando camminano, chi invece pensa all’abitudine di alcune razze di orsi di appendersi con le zampe anteriori ai rami degli alberi per dondolarsi. Ma forse è soltanto l’atto di raggomitolarsi degli orsi che,  da un certo punto di vista, sarebbe proprio il movimento contrario a quello degli uccelli che si stirano.

Infine l’ultimo riferimento è a Peng il vegliardo  (Peng zu) e al nutrire la propria forma (ovvero il proprio corpo) per prolungare la vita.  Nella letteratura cinese e in molte attività di medicina tradizionale, arti marziali e ginnastiche c’è spesso il riferimento ai vegliardi, definiti anche come “immortali”. In particolare le leggende taoiste riferiscono che Peng zu sia vissuto 800 anni, abbia avuto 100 mogli e sia anche oggi considerato quasi come un santo. In realtà pare che nella Cina antica un anno corrispondesse a 60 giorni e che quindi gli 800 anni di Peng zu siano molti di meno (circa 130). I vegliardi pertanto non sarebbero persone che non muoiono mai o supereroi: erano più banalmente delle persone che praticando daoyin, arti marziali, meditazione  riuscivano a vivere molto più a lungo degli altri! In fondo, se in un paese in cui magari l’età media è di 40 anni, trovi qualcuno che supera i 100 anni, forse non è del tutto sbagliato definirlo un “Immortale”…

"Peng zu, il vegliardo" foto tratta dal sito dell'Ente di Turismo di Pechino

“Peng zu, il vegliardo” foto tratta dal sito dell’Ente di Turismo di Pechino

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