Un curioso aneddoto sui tempi che stiamo vivendo…

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Foto “Kathy & taiji sword form” by kosmoseleevike – flickr

Nella vita di tutti i giorni quanto siamo influenzati dal terrorismo e dalle notizie violente che ci propinano giornali e tv? Vi racconto un curioso aneddoto di cui  sono stato involontario (e ingenuo) protagonista e che mi ha fatto riflettere sul clima in cui viviamo…

Una decina di giorni fa dovevo partecipare alla festa dello sport del mio quartiere che si teneva per un intero fine settimana in un parco cittadino. Non avendo ancora una spada da taijiquan di mia proprietà me ne sono fatta prestare una dalla mia società sportiva e, siccome l’80% delle spade che abbiamo in  palestra non ha fodero, non mi è passato per l’anticamera del cervello di cercarne uno… In fondo non era nemmeno necessario, visto che le nostre spade non sono per niente affilate e hanno la  punta flessibile.

Così ho scorrazzato quattro o cinque giorni avanti e indietro per Firenze nei vari tragitti casa-parco-palestra con la spada del taiji senza fodero. Se ero a piedi la portavo in mano come fosse un banale ombrello mentre se ero in bici la lama sbucava dallo zainetto che avevo sulle spalle. Nella mia ingenuità me ne andavo in giro felice e contento come un calciatore  può girare con sottobraccio un pallone, un tennista con la sua racchetta o un pescatore con la sua canna. Solo che ad un certo punto ho cominciato a vedere gente che mi guardava storto, pensionati che già da lontano cambiavano strada o facevano dietrofront tornando sui loro passi. Quando ero in bici perfino gli automobilisti frenavano e mi facevano passare. Nella storia italiana s’è mai visto un automobilista che rispetta un ciclista urbano? Se oltre alla bici e al casco ha uno zainetto da cui sbucano circa 80 cm di spada… forse si!

Ma è davvero così difficile distinguere un pericoloso terrorista da un banale padre di famiglia che sta andando a fare questo, …sicuramente  con risultati molto più scarsi del maestro nel video?!

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Daoyin, Taijiquan, Yoga sono davvero rilassanti? Risposta ad Aida millecento…

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Foto “Yoga” by Matt Madd – flickr

Prima di iniziare il post mi scuso per la mia mancanza sul blog, ma sono in un periodo piuttosto impegnativo… Visto che due mesi fa avevo promesso ad Aida millecento un post di risposta ai suoi commenti sul mio articolo “Occidentali’s Karma“, mi sembra giusto ripartire da lì, anche se con estremo ritardo…

Nel suo commento Aida scriveva:

Personalmente non sento il bisogno di fare yoga, ma a dire la verità la curiosità di tentare qualche pratica orientale c’è. Leggendo spesse volte i tuoi post si evince che seguendo specifiche tecniche l’equilibrio lo si ritrova principalmente a livello psichico, poi fisico, tenendo in considerazione il fatto che oggi tutto è una gran fretta e uno stress. […] Dall’oriente ci giunge una sensazione di pace, di tranquillità e di rilassatezza.

Se dopo quasi quattro anni di Daoyin e due di Taiji posso affermare che si tratta di attività molto rilassanti che fanno bene al corpo ma soprattutto allo spirito, non avrei detto la stessa cosa all’inizio di questa esperienza e perciò mi sembra giusto raccontarvi come andò…

Il mio approccio col Daoyin fu del tutto casuale. Mia moglie cercava un’attività fisica da fare e, visto che l’età e le condizioni fisiche non erano proprio da zumba, ci indirizzammo verso delle discipline più tranquille. Escluso lo yoga, che avrebbe messo in competizione nuora e suocera (mia madre pratica yoga da anni), i preziosi consigli di alcuni amici ci convinsero a provare il Daoyin e il Taijiquan. Io, che da decenni praticavo il podismo, in quel periodo ero infortunato e perciò decisi di accompagnare mia moglie. La mia scelta fu un mix tra la curiosità per queste nuove discipline e la necessità di fare comunque qualche attività, visto che mi avevano bloccato e non potevo correre per almeno 6 mesi…

Già aprire il portone per entrare in palestra fu sconvolgente: solo per l’arredamento sembrava di essere finiti dentro “Kung fu Panda”. E poi arrivarono le prime lezioni di Daoyin: per me abituato alla corsa, al fartlek, alle ripetute in salita, etc… quei movimenti lenti, dove difficilmente si sudava, erano inconcepibili: «Ok, qui sono tutti simpatici, però non si fa niente…».

Il peggio però doveva ancora venire. Bastarono poche lezioni per capire quel “fare niente” era terribilmente difficile da fare. Anche stare in piedi fermo non andava mai bene: o troppo indietro o troppo avanti… e quando l’insegnante mi metteva nella posizione giusta mi sembrava di essere in procinto di cadere. Immaginate poi i movimenti: troppo tesi, troppo veloci, poco armonici e poi… quel muscolo va mosso e quello no! Ma la mia bestia nera erano le spalle: non riuscivo a rilassarle e quando pensavo di averle rilassate non era mai abbastanza. Insomma, per imparare a rilassare le spalle mi c’è voluto più di un anno e ancora oggi mi prende il panico quando sento l’insegnante gridare alla classe: «Giù quelle spalle!» (le spalle si meritano un post apposito).

All’epoca, tutte le volte che l’insegnante si avvicinava per correggermi (e lo faceva spessissimo visto che io e mia moglie eravamo gli unici principianti in una classe di esperti), il sentimento era un misto di rabbia e depressione…. tutt’altro che  le sensazioni di pace, di tranquillità e di rilassatezza che ispira l’Oriente. Se all’epoca mi avessero chiesto se il Daoyin era rilassante avrei detto: «Nooooooo!!!». D’altra parte decenni di posture sbagliate e di stress non si potevano risolvere in poche settimane!

Se però si resiste nella pratica e si va avanti con tanta pazienza (sia dell’allievo che dell’insegnante), piano piano i tasselli di questo strano puzzle cominciano ad andare a posto. Solo allora arriva la consapevolezza  e si comincia davvero a sperimentare la pace e la serenità. Ed è per questo che, a fronte di tante persone che arrivano in palestra e dopo pochi mesi se ne vanno,  quelli che rimangono stanno così bene che non se ne vanno più…