Il Dantian.

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Foto “Qigong exercise to treat pain in the small intestine Wellcome L0038898.jpg” by Wellcome Library, London and Wikipedia

Il primo elemento di fisiologia, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, che imparano le persone che si avvicinano al Daoyin è il Dantian. Ogni forma (ovvero ogni sequenza di esercizi) di Daoyin inizia ponendo la mano sinistra sul Dantian e la mano destra sopra la sinistra e termina, per gli uomini allo stesso modo, mentre le donne invertono le mani (destra sotto e sinistra  sopra). Le mani si posizionano circa 3 cm sotto l’ombelico in quello che i cinesi chiamano “il campo di cinabro” (Dan = Cinabro, Tian = Campo) e che è il luogo dove si concentra e viene conservato il qi, ovvero l’energia vitale che poi si muove in tutto il corpo attraverso i meridiani e i punti di agopuntura. In realtà i Dantian secondo la medicina cinese sarebbero 3:  quello sotto l’ombelico, che è il più importante,  è considerato il Dantian inferiore. Esiste poi il Dantian medio, nel centro del torace all’altezza del cuore e il Dantian superiore che si trova tra le sopracciglia al centro della fronte.

Tutte le pratiche che hanno a che fare con la medicina tradizionale cinese, sono basate sul Dantian: dalla tranquilla meditazione al daoyin e qi gong, passando per il taijiquan, finendo poi per le arti marziali, anche quelle molto più “movimentate”… Tutto ciò perchè il Dantian, quale centro di raccolta e irradiazione del qi,  ha contemporaneamente due differenti significati. Da un lato è un il punto in cui si deve concentrare la mente durante la meditazione, oppure quando dobbiamo controllare la respirazione e più in generale nelle pratiche, sia statiche che dinamiche, in cui si deve controllare dall’interno la propria postura.  Dall’altro lato è l’origine di tutti i movimenti che partono per l’appunto proprio dal Dantian: potrei fare molti esempi presi dalle arti marziali orientali ma mi piace ricordare che perfino Danny Dreyer, ultramaratoneta e inventore del metodo “Chi Running”, sostiene che i movimenti della corsa non nascono dalle gambe ma dal Dantian.

Se ci spostiamo dalla Cina all’India possiamo scoprire che ai tre Dantian corrispondono altrettanti Chakra: al Dantian inferiore il 2° Chakra (Svadhisthana), al Dantian mediano il 4° Chakra (Anahata) e al Dantian superiore il 6° Chakra (Ajna). E se agli altri 4 Chakra non corrisponde un Dantian è semplicemente perchè  nelle relative zone la medicina cinese, prevede alcuni dei punti di agopuntura più importanti di tutto il corpo umano. E se infine pensiamo che, dove i cinesi ritengono che si concentri l’energia vitale (qi), gli indiani ritengono che si concentri il prana ci accorgiamo che cambiano i nomi ma alla fine la fisiologia è molto simile.

Per concludere è giusto dare anche un occhio alla fisiologia e alla medicina convenzionali. Che il dantian sia il centro di tutti i movimenti è naturale essendo quella zona il baricentro di tutto il corpo umano, tanto che nella terminologia occidentale si parla della stessa area come del “core“. Quante volte nelle palestre avete sentito dire che per il benessere di tutto il corpo e soprattutto per la schiena, serve la Core Stability? E come si ottiene questa stabilità se non allenando tutti i muscoli dell’area addome, anche, pelvi e schiena, come facciamo negli esercizi del Daoyin? Più difficile e complicato è invece trovare una corrispondenza nella medicina occidentale di quello che può essere considerato come il campo di raccolta del qi o del prana. Se chi pratica yoga o daoyin non si pone il problema perchè semplicemente immagina col pensiero di muovere queste energie, qualche medico (che pratica sia medicina convenzionale che cinese o ayurvedica) tenta di dare delle spiegazioni teoriche, non ancora provate empiricamente. Un medico che ho sentito una volta in una conferenza tentava di spiegare tutto ciò con le nuove teorie sull’intestino come secondo cervello, in particolare con le reazioni chimiche e ormonali che avverrebbero a livello di microbioma intestinale. Ma qui mi fermo perchè non ho assolutamente le conoscenze per trattare l’argomento. Chi ne sa più di me  può sbizzarrirsi nei commenti….

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Oriental Garden per Oxfam a Firenze.

Foto tratta dal sito di Oxfam Italia.

Foto tratta dal sito di Oxfam Italia.

Ci sono occasioni che sono assolutamente PERFETTE e una di queste è sicuramente la 5° Edizione di Oriental Garden a favore di Oxfam Italia che si terrà Sabato 17 Giugno 2017 a Firenze  dalle 10.00 alle 19.00 presso il Giardino Torrigiani.

Perchè perfetta?

  • Perchè consente di partecipare a prezzi veramente equi a un sacco di sessioni individuali e/o di gruppo di attività olistiche per il proprio benessere: dallo yoga, al taiji, dalla riflessologia plantare ai bagni di gong, dalla digitopressione ai fiori di Bach e così via.
  • Perchè i proventi vanno tutti a favore dei progetti di Solidarietà di Oxfam per la giustizia e l’uguaglianza nel mondo e quindi mentre uno fa del bene a se stesso contemporaneamente fa del bene al mondo.
  • Perchè l’evento si svolge in uno dei luoghi più sconosciuti e più belli di Firenze. Il giardino Torrigiani, il più grande giardino privato d’Europa fra quelli ubicati nei centri urbani. Luogo che viene aperto al pubblico proprio per questa occasione.

Il costo per partecipare a tutte le sessioni di gruppo è di soli 10€. I trattamenti singoli invece costano 5€ l’uno, tranne i massaggi che costano 10€ l’uno. E’ necessario portare il proprio materassino personale ed è consigliato prenotare in anticipo  i trattamenti individuali ai seguenti recapiti: 0553220895 – firenze@oxfam.it – Durante la giornata sarà possibile mangiare cibo equo e solidale di Fairmenti.

Questo il programma della giornata:

Sessioni di gruppo

  • 10.00 – 13.00 – Yoga Kundalini (ogni 45’) – Anukalana Yoga (ogni 60’) – Yoga in volo (ogni 30’)
  • 10.00 – 11.00 – Meditazione andina – Vinyasa Yoga
  • 10.30 – 11.30 – Europa Power Yoga
  • 11.00 – 12.30 – Shakti Dance – BK Yoga – Laboratorio di counseling espressivo – Hatha, Ashtanga e Shivananda Yoga – Taijiquan
  • 11.30 – 12.30 – Pilates
  • 12.00 – 13.00 – Laboratorio creativo di bioenergetica
  • 13.30 – 14.30 – Meditazione Andina
  • 14.00 – 15.00 – Taijiquan
  • 14.00 – 14.30 – Meditazione
  • 15.00 – 18.00 – Yoga Kundalini (ogni 45’) – Yoga in Volo
  • 15.00 – 16.30 – Shakti Dance – Iyengar Yoga – BK Yoga
  • 15.30 – 16.10 – Pilates
  • 16.00 – 17.00 – Gestus Yoga
  • 16.30 – 18.00 – Hatha Yoga
  • 17.00 – 18.00 – Laboratorio creativo di bioenergetica – Chakra Yoga
  • 18.15 – 19.15 – Bagno di Gong

Sessioni individuali

10.00 – 13.00 – Trattamenti (5€ l’uno) – Consulenza di naturopatia (ogni 20’) – Cristalloterapia (ogni 20’) – Fiori di Bach (ogni 20’) – Jin Schin Do digito pressione (ogni 30’) – Numerologia del carattere (ogni 20’)- Reiki (ogni 20’ con 3 postazioni) – Richiamo dei sogni (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riequilibrio energetico-emotivo (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riflessologia plantare (ogni 30’ con 3 postazioni) – Trattamenti Olistici (ogni 20’) -Trattamento con campane tibetane (ogni 20’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’ con 2 postazioni)

10.00 – 13.00 – Massaggi (10€ l’uno)  – Massaggio Ayurvedico (ogni 30’ con 4 postazioni) – Massaggio di armonizzazione corporea (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio energetico Quaqoy (ogni 30’) – Massaggio Inca (ogni 30’) – Massaggio Shiatsu (ogni 30’ con 5 postazioni) – Massaggio tradizionale thailandese (ogni 30’)

15.00 – 18.00 – Trattamenti (5€ l’uno) –  Antiche terapie essene (ogni 20’) – Consulenza di naturopatia (ogni 20’) – Costellazioni (ogni 20’) – Counseling del benessere (ogni 20’) – Cristalloterapia (ogni 20’) – Jin Schin Do digito pressione (ogni 30’) – Numerologia del carattere (ogni 20’) – Reiki (ogni 20’ con 3 postazioni) – Richiamo dei sogni (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riequilibrio energetico-emotivo (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riflessologia plantare (ogni 30’ con 2 postazioni) – Trattamenti Olistici (ogni 20’) – Trattamento con campane tibetane (ogni 20’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’ con 2 postazioni)

15.00 – 18.00 – Massaggi (10€ l’uno) – Massaggio a quattro mani (ogni 30’) – Massaggio Ayurvedico (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio di armonizzazione corporea (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio energetico riequilibrante (ogni 30’) – Massaggio Inca (ogni 30’) – Massaggio Shiatsu (ogni 30’ con 4 postazioni) – Massaggio sonoro (ogni 30’) – Massaggio tradizionale thailandese (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio Tuina (ogni 30’)

Torna a Firenze Csen in Harmonia.

Locandina Csen in Harmonia

Locandina Csen in Harmonia

Sabato 10 e Domenica 11 Giugno torna a Firenze il Festival Csen in Harmonia.  Dalle 10.00 alle 20.00 di entrambe i giorni il Parco di Villa Vogel diventerà lo scenario dove vedere, provare, assistere a centinaia di sport e pratiche olistiche per il benessere personale, il tutto ad ingresso libero!

L’elenco delle attività è lunghissimo: dallo Yoga ai Massaggi, dalle Campane tibetane al Daoyin, dal Feng Shui al Taijiquan e così via, tra esibizioni, prove, conferenze e seminari. Potete leggere il programma delle attività principali a questo link oppure seguire la pagina facebook dell’evento. Oltre agli eventi citati nel programma, che si svolgono nelle aree centrali del Festival, ogni associazione ha un suo spazio nel parco e quindi continuerà le proprie attività anche presso il proprio stand, per tutta la durata della manifestazione.

Visto che su questo blog vi ho raccontanto spesso che pratico Daoyin e del Taijiquan, se qualcuno volesse vedere di cosa si tratta l’appuntamento è Sabato 10 e Domenica 11 alle 18.30 presso l’Area attività e per tutta la durata del Festival c/o lo stand dell’Istituto di Wushu della città di Firenze.

Le foto che avevo fatto durante l’edizione del 2016

Il video ufficiale che in tre minuti sintetizza tutta l’edizione del 2016…

Grazie indiani e cinesi di esistere e non essere…

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Foto “XXI Century” by Christian Lagat – flickr

Quando scrivo un post, soprattutto relativo a benessere e salute, cerco di documentarmi a dovere cercando su diversi siti e fonti, per non scrivere castronerie ed essere smentito dal primo che passa su queste pagine… (o almeno mi sforzo di scriverne il meno possibile).

Quando ho scritto il post sulla Neti lota  mi sono documentato su diversi siti e ho guardato molti  video da tutto il mondo di gente che si faceva il lavaggio nasale.  Chi si piegava prima da un lato chi dall’altro, chi si soffiava il naso più forte, chi più piano, chi faceva le acrobazie per soffiarsi il naso e così via… Dall’India (dove questa pratica è nata) al resto del mondo, pur con le dovute differenze, i video si assomigliavano tutti: le persone scaldavano l’acqua, la mettevano nella neti lota, ci aggiungevano il sale (chi più chi meno) lo mescolavano e poi si lavavano le narici.

C’era solo un paese dove i video erano diversi. Le persone al posto dell’acqua di rubinetto usavano delle soluzioni fisiologiche o delle apposite confezioni di acqua distillata, sia in bottiglia che monodosi. E anche il sale che non era del semplice sale integrale: usavano dei barattoli di sali creati appositamente per il lavaggio nasale, oppure delle bustine monodose. A quelle latitudini il business non era, come nel resto del mondo, venderti la neti lota in ceramica una tantum, ma fidelizzarti alle varie ditte per venderti a peso d’oro, e  per il resto della vita, la loro acqua e le loro bustine di sale. Addirittura mi è capitato di leggere le istruzioni di una neti pot di un’azienda dove si diceva che l’uso di sale o di soluzione fisiologica, diversi da quelli in dotazione, poteva portare ad infezioni anche mortali (e portavano un articolo di giornale a testimonianza).

Com’è intuibile quel paese sono gli Stati Uniti d’America e la cosa è confermata anche dal mio insegnante di Daoyin che ogni tanto ci ricorda: «Per praticare il Daoyin vi serve solo un buon insegnante, il vostro corpo e un qualsiasi abito comodo. Ma soprattutto ringraziare che il Daoyin l’hanno inventato i cinesi perchè se l’avessero inventato gli americani voi avreste dovuto comprare: pantaloni da Daoyin, maglie da Daoyin, scarpe da Daoyin, borsa da Daoyin e magari perfino calzini e mutande da Daoyin…»

Grazie indiani e cinesi di esistere e non essere… AMMERICANI!!!!

Un altro oggetto misterioso.

Foto "La mia Neti lota" by lascimmiabiaca.wordpress.com

Foto “La mia Neti lota” by lascimmiabiaca.wordpress.com

Oggi vi presento un altro oggetto misterioso. La prima volta che l’ho fatta vedere a casa mi è stato detto che poteva essere una lampada di Aladino oppure una piccola teiera (ma giusto da mezza tazza di the…). In realtà è un oggetto usato nella medicina ayurvedica che si chiama neti lota (neti pot in inglese) e serve per la pratica dello jala neti, ovvero per il lavaggio delle cavità nasali.

In pratica si riempie la lota di acqua tiepida (più o meno alla temperatura del corpo umano) nella quale si è sciolto del sale marino integrale. Le indicazioni sono di un cucchiaino raso di sale ogni 500 ml, per cui per una lota come quella nella foto si usa mezzo cucchiaino scarso. Il sale integrale può essere marino oppure anche di miniera (tipo sale rosa dell’Himalaya) con l’avvertenza di non usare il sale integrato con altri componenti, come il sale iodato.

A questo punto si porta la testa sul lavandino, si inclina su un lato e si inserisce il beccuccio nella narice superiore. Se la posizione è corretta (e giuro che si impara subito) l’acqua scorrerà nelle cavità nasali e uscirà regolarmente dall’altra narice. Versata metà dell’acqua si cambia narice e si ripete l’operazione dall’altro lato. Logicamente, mentre versiamo l’acqua dovremo respirare dalla bocca. Al termine basta soffiarsi il naso per bene ma delicatamente (senza fare troppa pressione) per far uscire l’acqua residua con le ultime impurità. Io è da un mese circa che pratico tutti i giorni questo lavaggio del naso e devo dire che ne trovo molti benefici.

Lo jala neti è indicato in caso di raffreddore, sinusiti, riniti allergiche, rinorrea, alitosi, mal di gola e tosse ma anche semplicemente per liberare il naso dalle polveri inquinanti e dagli allergeni che avete respirato nella giornata. Come conseguenza della liberazione delle cavità nasali pare che aumenti anche il senso del gusto e dell’olfatto. Le avvertenze allegate alla mia neti lota dicono che in caso di raffreddore si può ripetere l’operazione fino a 4 volte al giorno. Le uniche controindicazioni serie, in cui è bene non eseguire la pulizia, sono nel caso epistassi cronica o di ferite all’interno del naso. Per il resto se dovesse bruciarvi un po’ il naso vuol semplicemente dire che avete esagerato un po’ con la dose di sale o con la temperatura dell’acqua… In due o tre volte si impara a dosare tutto e ad assumere la posizione giusta.

Oltre ai benefici elencati sopra, questa operazione è molto utilizzata da chi pratica Hata Yoga, Daoyin e Qi Gong perchè è proprio dalle narici, attraverso la respirazione profonda, che si assume il soffio dell’energia vitale  che alimenta il corpo (“prana” per lo yoga e “qi” per daoyin e qi gong).

Vi lascio con un video in italiano che ho trovato su youtube dove potrete vedere quanto è semplice il lavaggio nasale.  Con tanti ringraziamenti all’autore del video.

Un oggetto misterioso.

Nettalingua ayurvedico - foto trovata su internet

Nettalingua ayurvedico – foto trovata su internet

Quando ero piccolo e la mattina non mi sentivo troppo bene mia madre mi faceva tirare fuori la lingua, osservava la patina sopra e talvolta esclamava: «Hai la lingua carica!» Cosa volesse dire quel termine “carica” ancora non lo so, ma già allora sapevo che aveva a che fare con l’indigestione e che quindi mi aspettavano un paio di giorni di dieta in bianco e niente “troiai” come dolci o cioccolate… Si trattava di una medicina popolare che le nostre mamme e nonne hanno usato fino al dopoguerra, che poi è stata totalmente abbandonata a favore dei farmaci e che per assurdo noi riscopriamo adesso grazie alle medicine orientali.

L’oggetto misterioso nella foto in alto proviene dalla medicina ayurvedica, è un nettalingua e serve proprio per togliere la patina, formata principalmente da batteri, che durante la notte si accumula sulla lingua. Quello della patina è uno dei vari modi che il nostro organismo usa per disintossicarsi e perciò è utile, la mattina appena alzati, prima di bere o mangiare, passare questo raschietto sulla lingua con una piccola pressione, partendo dal fondo fino alla punta. Questa piccola forma di igiene pulisce la lingua, rimuove le tossine e i batteri accumulati, aumenta la secrezione di saliva e rende più sensibili le papille gustative.

Il raschietto, che va ben pulito e sciacquato in ogni passaggio, può essere fatto in acciaio inox oppure in rame. Quello tradizionale indiano è in rame ma ha la controindicazione che si ossida e quindi necessita di essere lavato spesso con aceto e sale, mentre quello in acciaio inox  non ha questo problema e quindi si può tranquillamente sciacquare con l’acqua, asciugare e riporre (io infatti uso questo da più di un anno).

Sfogliando un libro su questi argomenti, ho scoperto che la medicina ayurvedica usa la lingua e soprattutto la distribuzione e la colorazione della patina che si forma su di essa come metodo diagnostico  per scoprire altre malattie, basandosi sulla riflessologia che vede tutti gli organi del corpo riflessi sulla lingua, secondo la mappa sottostante.  E’ un argomento curioso e sicuramente da approfondire.

Riflessologia lingua - immagine trovata su Internet

Riflessologia lingua – immagine trovata su Internet

Yoga e Daoyin: cugini, quasi fratelli!

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Foto “Nel Parco dei Boschi di Carrega lo Yoga si fa all’aperto” by Viaggio Routard – flickr

Un paio di settimane fa, io e mia moglie vediamo un cartello appeso all’ingresso del giardinetto proprio sotto casa nostra. Leggiamo e scopriamo che pubblicizza delle lezioni gratuite di Yoga organizzate, nel mese di Luglio, dal Comune insieme ad un’associazione sportiva del quartiere. Mia moglie mi guarda di traverso e mi dice: «Conoscendoti, te ci vai di sicuro!»

E in effetti ci sono andato per davvero. Se alla seconda lezione eravamo tre novellini, alla prima ero l’unico principiante, in un gruppo che già frequentava l’associazione. Mi sono avvicinato timidamente, mi sono presentato e ho chiesto se potevo partecipare, avvisando che non avevo mai praticato yoga. L’insegnante è stata molto gentile, mi ha fatto sistemare ed abbiamo iniziato la lezione…

Se i nomi degli esercizi erano per me dei termini impronunciabili e mai sentiti, quello che dovevamo fare mi era, per un certo verso, abbastanza familiare. Le posizioni dei piedi, delle braccia e la respirazione  erano identiche a quelle del daoyin. Con molto stupore ho scoperto che  anche nello yoga c’è quel filo immaginario che dal centro della testa tira verso l’alto e contemporaneamente dal coccige tira verso il basso, facendo  così allungare la colonna vertebrale.Queste scoperte mi hanno subito rilassato e se ne è accorta anche l’insegnante che a un certo punto mi ha chiesto: «Ma sei sicuro di non aver mai praticato yoga?». Io ho risposto che non praticavo yoga  ma taijiquan e soprattutto daoyin yangsheng gong, che con una certa approssimazione, viene definito come la versione cinese dello yoga.

Ne è uscito fuori un bel colloquio che abbiamo continuato privatamente alla fine della lezione su come in 5.000 anni di storia tra cinesi e indiani si siano passati reciprocamente informazioni  e credenze. Se ad esempio lo yoga ha i chakra, il daoyin ha i dantian che sono praticamente sovrapponibili; e se la medicina ayruvedica ha i prana, quella cinese ha il qi. L’insegnante mi ha fatto l’esempio del buddismo che nei millenni cinesi e indiani si sono trasmessi a vicenda tanto che alla fine  è difficile capire quali elementi siano di origine indiane e quali di origine cinese o tibetana.

Per ora continuo a seguire queste lezioni di yoga anche se, per evidenti motivi familiar-lavorativi, non penso di poterle riprendere a Settembre… Però si tratta di uno scambio molto interessante che consiglierei sia a chi pratica yoga che taiji o daoyin.

Inoltre per me è stato divertente per un altro motivo: abito accanto a questo giardinetto da venticinque anni e, specialmente quando mia figlia era piccola, lo frequentavo spesso… Eppure mi c’è voluta la meditazione yoga per sdraiarmi sull’erba e guardare il cielo (e anche casa mia) da un’altra prospettiva!