Quando la pratica degli esercizi cambia la postura.

Nei giorni scorsi stavo scambiando con lally23 alcuni commenti sotto al post di Maggio 2017  “Daoyin, Taijiquan, Yoga sono davvero rilassanti? Risposta ad Aida millecento…” Rileggendo gli altri commenti mi sono accorto che avevo promesso ad Aida un altro post su come gli esercizi possono modificare la postura e indurre una maggiore consapevolezza. Mi scuso, ma mi ero proprio dimenticato. Far aspettare quasi un anno per un post non è ne’ educato ne’ elegante ma in questo caso è stato provvidenziale perchè in questi mesi ho studiato molto e posso dare una risposta un po’ più completa…

Nello sport occidentale il risultato degli sforzi  è dato da quante vasche di nuoto fai, dal numero di flessioni che sopporti,  da quanti km riesci a correre e a che velocità… Cioè più “quantità” fai, più il corpo si scolpisce, più dimagrisci, più veloce vai, etc… In tutto ciò la mente è di supporto, cioè è quella che ti spinge a fare quella flessione in più quando stai per crollare, a stringere i denti quando vuoi fare un km di corsa più veloce dei precedenti, e così via.

Nelle discipline orientali (parlo per il daoyin  – qi gong ma anche nelle altre è simile) gli esercizi sono delle sequenze di movimenti, chiamate di solito “forme”, da imparare a memoria e da ripetere.  Lo scopo dell’esercizio  non è arrivare prima o più in alto o essere più forte, ma farlo sempre meglio per raggiungere una maggiore perfezione e avvicinarsi per quanto possibile ai maestri. Tenuto conto che nelle discipline orientali la persona è vista tutt’una come corpo, mente ed energia, migliorare la qualità dell’esecuzione dell’esercizio significa migliorare anche la postura, la respirazione e la concentrazione mentale.

Cerco di spiegarmi banalizzando un po’. Poniamo che in un esercizio vada alzato un braccio. All’inizio alzi il braccio meccanicamente, successivamente scopri che il movimento deve partire dalla spalla per poi continuare con gomito e polso. Poi scopri che nel movimento le articolazioni devono essere rilassate, che il gomito deve essere rivolto verso il basso e la mano deve stare di taglio. Poi scopri che mentre alzi il braccio devi inspirare e quando lo abbassi espirare e contemporaneamente con lo sguardo devi seguire la punta della dita.  Successivamente scopri che il movimento del braccio deve armonizzarsi col movimento di una gamba o del bacino. Infine scopri che, mentre alzi il braccio, la mente deve essere rilassata ma contemporaneamente concentrata su un punto specifico dell’agopuntura e che magari devi anche contrarre o rilassare l’ano.  Inizialmente alzavi un braccio meccanicamente, quasi come un burattino, alla fine fai un gesto armonico e rilassato sul quale concentri anche la mente  e la respirazione…

Se aggiungiamo che specialmente nel daoyin le forme sono state create basandosi sulle teorie della medicina tradizionale cinese, lo scopo della sequenza dei movimenti è proprio quello di stimolare la circolazione energetica nei meridiani legati ai vari organi (cuore, stomaco, reni, muscoli, fegato, polmoni, etc..) per migliorare la salute e allo stesso tempo rilassare la mente. Tutto ciò avviene tramite  piegamenti, torsioni, flessioni ma anche con la concentrazione mentale e  agendo sui punti dell’agopuntura con pressioni, massaggi, piccoli colpi, etc…

E’ una costruzione che sembra complicata me che in realtà si acquisisce piano piano, ripetizione dopo ripetizione. A dirlo sembra difficile ma alla fine diventa semplice e ti fa stare piacevolmente bene… O meglio, come dicono i maestri cinesi, diventa “naturale”  dove per “naturale” intendono “quello che il tuo corpo e la tua mente naturalmente necessitavano per il proprio benessere“. Non saprei spiegare bene il concetto, cerco di farlo con un paragone: immaginate di essere in viaggio, di avere degli imprevisti, tanto che non vedete l’ora di tornare a casa, infilare la chiave nella porta per buttarsi sul divano e rilassarsi. Ecco il corpo è in viaggio con i suoi contrattempi di posture errate, abitudini scorrette e stress. La ripetizione dell’esercizio è quella chiave che apre la porta e in modo naturale “ci riporta a casa”… ovvero ad una nuova postura, una migliore propriocezione e consapevolezza del proprio corpo e, come conseguenza ci fa ritrovare contemporaneamente rilassati, dimagriti e tonici.

ATTENZIONE: IMPORTANTE.
Logicamente alle persone che vanno in palestra  non è chiesto di conoscere la Medicina Tradizionale Cinese. Agli insegnanti e istruttori è invece chiesto di avere delle conoscenze di base col solo scopo di insegnare correttamente gli esercizi e per rispondere alle eventuali domande degli allievi. Insomma a nessuno (nemmeno a chi insegna) è chiesto di diventare un medico cinese, ma solo di far bene gli esercizi e divertirsi!

◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊◊

Giusto per fare un esempio nel primo video si vede il maestro Zhang Guangde che esegue l’esercizio daoyin dei 49 movimenti, mentre in quello sottostante lo stesso maestro spiega lo stesso esercizio mostrando tutti i punti dell’agopuntura coinvolti. Pur non capendo le parole (l’audio è in cinese) anche dalle sole immagini si intuisce come, dietro ad ogni movimento, c’è uno studio profondo: non a caso il prof. Zhang Guandge è stato (adesso è in pensione) uno dei più importanti professori dell’Università dello Sport di Pechino.

Annunci

Il Dantian.

Foto

Foto “Qigong exercise to treat pain in the small intestine Wellcome L0038898.jpg” by Wellcome Library, London and Wikipedia

Il primo elemento di fisiologia, secondo la Medicina Tradizionale Cinese, che imparano le persone che si avvicinano al Daoyin è il Dantian. Ogni forma (ovvero ogni sequenza di esercizi) di Daoyin inizia ponendo la mano sinistra sul Dantian e la mano destra sopra la sinistra e termina, per gli uomini allo stesso modo, mentre le donne invertono le mani (destra sotto e sinistra  sopra). Le mani si posizionano circa 3 cm sotto l’ombelico in quello che i cinesi chiamano “il campo di cinabro” (Dan = Cinabro, Tian = Campo) e che è il luogo dove si concentra e viene conservato il qi, ovvero l’energia vitale che poi si muove in tutto il corpo attraverso i meridiani e i punti di agopuntura. In realtà i Dantian secondo la medicina cinese sarebbero 3:  quello sotto l’ombelico, che è il più importante,  è considerato il Dantian inferiore. Esiste poi il Dantian medio, nel centro del torace all’altezza del cuore e il Dantian superiore che si trova tra le sopracciglia al centro della fronte.

Tutte le pratiche che hanno a che fare con la medicina tradizionale cinese, sono basate sul Dantian: dalla tranquilla meditazione al daoyin e qi gong, passando per il taijiquan, finendo poi per le arti marziali, anche quelle molto più “movimentate”… Tutto ciò perchè il Dantian, quale centro di raccolta e irradiazione del qi,  ha contemporaneamente due differenti significati. Da un lato è un il punto in cui si deve concentrare la mente durante la meditazione, oppure quando dobbiamo controllare la respirazione e più in generale nelle pratiche, sia statiche che dinamiche, in cui si deve controllare dall’interno la propria postura.  Dall’altro lato è l’origine di tutti i movimenti che partono per l’appunto proprio dal Dantian: potrei fare molti esempi presi dalle arti marziali orientali ma mi piace ricordare che perfino Danny Dreyer, ultramaratoneta e inventore del metodo “Chi Running”, sostiene che i movimenti della corsa non nascono dalle gambe ma dal Dantian.

Se ci spostiamo dalla Cina all’India possiamo scoprire che ai tre Dantian corrispondono altrettanti Chakra: al Dantian inferiore il 2° Chakra (Svadhisthana), al Dantian mediano il 4° Chakra (Anahata) e al Dantian superiore il 6° Chakra (Ajna). E se agli altri 4 Chakra non corrisponde un Dantian è semplicemente perchè  nelle relative zone la medicina cinese, prevede alcuni dei punti di agopuntura più importanti di tutto il corpo umano. E se infine pensiamo che, dove i cinesi ritengono che si concentri l’energia vitale (qi), gli indiani ritengono che si concentri il prana ci accorgiamo che cambiano i nomi ma alla fine la fisiologia è molto simile.

Per concludere è giusto dare anche un occhio alla fisiologia e alla medicina convenzionali. Che il dantian sia il centro di tutti i movimenti è naturale essendo quella zona il baricentro di tutto il corpo umano, tanto che nella terminologia occidentale si parla della stessa area come del “core“. Quante volte nelle palestre avete sentito dire che per il benessere di tutto il corpo e soprattutto per la schiena, serve la Core Stability? E come si ottiene questa stabilità se non allenando tutti i muscoli dell’area addome, anche, pelvi e schiena, come facciamo negli esercizi del Daoyin? Più difficile e complicato è invece trovare una corrispondenza nella medicina occidentale di quello che può essere considerato come il campo di raccolta del qi o del prana. Se chi pratica yoga o daoyin non si pone il problema perchè semplicemente immagina col pensiero di muovere queste energie, qualche medico (che pratica sia medicina convenzionale che cinese o ayurvedica) tenta di dare delle spiegazioni teoriche, non ancora provate empiricamente. Un medico che ho sentito una volta in una conferenza tentava di spiegare tutto ciò con le nuove teorie sull’intestino come secondo cervello, in particolare con le reazioni chimiche e ormonali che avverrebbero a livello di microbioma intestinale. Ma qui mi fermo perchè non ho assolutamente le conoscenze per trattare l’argomento. Chi ne sa più di me  può sbizzarrirsi nei commenti….

Oriental Garden per Oxfam a Firenze.

Foto tratta dal sito di Oxfam Italia.

Foto tratta dal sito di Oxfam Italia.

Ci sono occasioni che sono assolutamente PERFETTE e una di queste è sicuramente la 5° Edizione di Oriental Garden a favore di Oxfam Italia che si terrà Sabato 17 Giugno 2017 a Firenze  dalle 10.00 alle 19.00 presso il Giardino Torrigiani.

Perchè perfetta?

  • Perchè consente di partecipare a prezzi veramente equi a un sacco di sessioni individuali e/o di gruppo di attività olistiche per il proprio benessere: dallo yoga, al taiji, dalla riflessologia plantare ai bagni di gong, dalla digitopressione ai fiori di Bach e così via.
  • Perchè i proventi vanno tutti a favore dei progetti di Solidarietà di Oxfam per la giustizia e l’uguaglianza nel mondo e quindi mentre uno fa del bene a se stesso contemporaneamente fa del bene al mondo.
  • Perchè l’evento si svolge in uno dei luoghi più sconosciuti e più belli di Firenze. Il giardino Torrigiani, il più grande giardino privato d’Europa fra quelli ubicati nei centri urbani. Luogo che viene aperto al pubblico proprio per questa occasione.

Il costo per partecipare a tutte le sessioni di gruppo è di soli 10€. I trattamenti singoli invece costano 5€ l’uno, tranne i massaggi che costano 10€ l’uno. E’ necessario portare il proprio materassino personale ed è consigliato prenotare in anticipo  i trattamenti individuali ai seguenti recapiti: 0553220895 – firenze@oxfam.it – Durante la giornata sarà possibile mangiare cibo equo e solidale di Fairmenti.

Questo il programma della giornata:

Sessioni di gruppo

  • 10.00 – 13.00 – Yoga Kundalini (ogni 45’) – Anukalana Yoga (ogni 60’) – Yoga in volo (ogni 30’)
  • 10.00 – 11.00 – Meditazione andina – Vinyasa Yoga
  • 10.30 – 11.30 – Europa Power Yoga
  • 11.00 – 12.30 – Shakti Dance – BK Yoga – Laboratorio di counseling espressivo – Hatha, Ashtanga e Shivananda Yoga – Taijiquan
  • 11.30 – 12.30 – Pilates
  • 12.00 – 13.00 – Laboratorio creativo di bioenergetica
  • 13.30 – 14.30 – Meditazione Andina
  • 14.00 – 15.00 – Taijiquan
  • 14.00 – 14.30 – Meditazione
  • 15.00 – 18.00 – Yoga Kundalini (ogni 45’) – Yoga in Volo
  • 15.00 – 16.30 – Shakti Dance – Iyengar Yoga – BK Yoga
  • 15.30 – 16.10 – Pilates
  • 16.00 – 17.00 – Gestus Yoga
  • 16.30 – 18.00 – Hatha Yoga
  • 17.00 – 18.00 – Laboratorio creativo di bioenergetica – Chakra Yoga
  • 18.15 – 19.15 – Bagno di Gong

Sessioni individuali

10.00 – 13.00 – Trattamenti (5€ l’uno) – Consulenza di naturopatia (ogni 20’) – Cristalloterapia (ogni 20’) – Fiori di Bach (ogni 20’) – Jin Schin Do digito pressione (ogni 30’) – Numerologia del carattere (ogni 20’)- Reiki (ogni 20’ con 3 postazioni) – Richiamo dei sogni (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riequilibrio energetico-emotivo (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riflessologia plantare (ogni 30’ con 3 postazioni) – Trattamenti Olistici (ogni 20’) -Trattamento con campane tibetane (ogni 20’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’ con 2 postazioni)

10.00 – 13.00 – Massaggi (10€ l’uno)  – Massaggio Ayurvedico (ogni 30’ con 4 postazioni) – Massaggio di armonizzazione corporea (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio energetico Quaqoy (ogni 30’) – Massaggio Inca (ogni 30’) – Massaggio Shiatsu (ogni 30’ con 5 postazioni) – Massaggio tradizionale thailandese (ogni 30’)

15.00 – 18.00 – Trattamenti (5€ l’uno) –  Antiche terapie essene (ogni 20’) – Consulenza di naturopatia (ogni 20’) – Costellazioni (ogni 20’) – Counseling del benessere (ogni 20’) – Cristalloterapia (ogni 20’) – Jin Schin Do digito pressione (ogni 30’) – Numerologia del carattere (ogni 20’) – Reiki (ogni 20’ con 3 postazioni) – Richiamo dei sogni (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riequilibrio energetico-emotivo (ogni 20’ con 2 postazioni) – Riflessologia plantare (ogni 30’ con 2 postazioni) – Trattamenti Olistici (ogni 20’) – Trattamento con campane tibetane (ogni 20’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’) – Trattamento cranio sacrale (ogni 30’ con 2 postazioni)

15.00 – 18.00 – Massaggi (10€ l’uno) – Massaggio a quattro mani (ogni 30’) – Massaggio Ayurvedico (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio di armonizzazione corporea (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio energetico riequilibrante (ogni 30’) – Massaggio Inca (ogni 30’) – Massaggio Shiatsu (ogni 30’ con 4 postazioni) – Massaggio sonoro (ogni 30’) – Massaggio tradizionale thailandese (ogni 30’ con 3 postazioni) – Massaggio Tuina (ogni 30’)

Torna a Firenze Csen in Harmonia.

Locandina Csen in Harmonia

Locandina Csen in Harmonia

Sabato 10 e Domenica 11 Giugno torna a Firenze il Festival Csen in Harmonia.  Dalle 10.00 alle 20.00 di entrambe i giorni il Parco di Villa Vogel diventerà lo scenario dove vedere, provare, assistere a centinaia di sport e pratiche olistiche per il benessere personale, il tutto ad ingresso libero!

L’elenco delle attività è lunghissimo: dallo Yoga ai Massaggi, dalle Campane tibetane al Daoyin, dal Feng Shui al Taijiquan e così via, tra esibizioni, prove, conferenze e seminari. Potete leggere il programma delle attività principali a questo link oppure seguire la pagina facebook dell’evento. Oltre agli eventi citati nel programma, che si svolgono nelle aree centrali del Festival, ogni associazione ha un suo spazio nel parco e quindi continuerà le proprie attività anche presso il proprio stand, per tutta la durata della manifestazione.

Visto che su questo blog vi ho raccontanto spesso che pratico Daoyin e del Taijiquan, se qualcuno volesse vedere di cosa si tratta l’appuntamento è Sabato 10 e Domenica 11 alle 18.30 presso l’Area attività e per tutta la durata del Festival c/o lo stand dell’Istituto di Wushu della città di Firenze.

Le foto che avevo fatto durante l’edizione del 2016

Il video ufficiale che in tre minuti sintetizza tutta l’edizione del 2016…

Daoyin, Taijiquan, Yoga sono davvero rilassanti? Risposta ad Aida millecento…

Foto

Foto “Yoga” by Matt Madd – flickr

Prima di iniziare il post mi scuso per la mia mancanza sul blog, ma sono in un periodo piuttosto impegnativo… Visto che due mesi fa avevo promesso ad Aida millecento un post di risposta ai suoi commenti sul mio articolo “Occidentali’s Karma“, mi sembra giusto ripartire da lì, anche se con estremo ritardo…

Nel suo commento Aida scriveva:

Personalmente non sento il bisogno di fare yoga, ma a dire la verità la curiosità di tentare qualche pratica orientale c’è. Leggendo spesse volte i tuoi post si evince che seguendo specifiche tecniche l’equilibrio lo si ritrova principalmente a livello psichico, poi fisico, tenendo in considerazione il fatto che oggi tutto è una gran fretta e uno stress. […] Dall’oriente ci giunge una sensazione di pace, di tranquillità e di rilassatezza.

Se dopo quasi quattro anni di Daoyin e due di Taiji posso affermare che si tratta di attività molto rilassanti che fanno bene al corpo ma soprattutto allo spirito, non avrei detto la stessa cosa all’inizio di questa esperienza e perciò mi sembra giusto raccontarvi come andò…

Il mio approccio col Daoyin fu del tutto casuale. Mia moglie cercava un’attività fisica da fare e, visto che l’età e le condizioni fisiche non erano proprio da zumba, ci indirizzammo verso delle discipline più tranquille. Escluso lo yoga, che avrebbe messo in competizione nuora e suocera (mia madre pratica yoga da anni), i preziosi consigli di alcuni amici ci convinsero a provare il Daoyin e il Taijiquan. Io, che da decenni praticavo il podismo, in quel periodo ero infortunato e perciò decisi di accompagnare mia moglie. La mia scelta fu un mix tra la curiosità per queste nuove discipline e la necessità di fare comunque qualche attività, visto che mi avevano bloccato e non potevo correre per almeno 6 mesi…

Già aprire il portone per entrare in palestra fu sconvolgente: solo per l’arredamento sembrava di essere finiti dentro “Kung fu Panda”. E poi arrivarono le prime lezioni di Daoyin: per me abituato alla corsa, al fartlek, alle ripetute in salita, etc… quei movimenti lenti, dove difficilmente si sudava, erano inconcepibili: «Ok, qui sono tutti simpatici, però non si fa niente…».

Il peggio però doveva ancora venire. Bastarono poche lezioni per capire quel “fare niente” era terribilmente difficile da fare. Anche stare in piedi fermo non andava mai bene: o troppo indietro o troppo avanti… e quando l’insegnante mi metteva nella posizione giusta mi sembrava di essere in procinto di cadere. Immaginate poi i movimenti: troppo tesi, troppo veloci, poco armonici e poi… quel muscolo va mosso e quello no! Ma la mia bestia nera erano le spalle: non riuscivo a rilassarle e quando pensavo di averle rilassate non era mai abbastanza. Insomma, per imparare a rilassare le spalle mi c’è voluto più di un anno e ancora oggi mi prende il panico quando sento l’insegnante gridare alla classe: «Giù quelle spalle!» (le spalle si meritano un post apposito).

All’epoca, tutte le volte che l’insegnante si avvicinava per correggermi (e lo faceva spessissimo visto che io e mia moglie eravamo gli unici principianti in una classe di esperti), il sentimento era un misto di rabbia e depressione…. tutt’altro che  le sensazioni di pace, di tranquillità e di rilassatezza che ispira l’Oriente. Se all’epoca mi avessero chiesto se il Daoyin era rilassante avrei detto: «Nooooooo!!!». D’altra parte decenni di posture sbagliate e di stress non si potevano risolvere in poche settimane!

Se però si resiste nella pratica e si va avanti con tanta pazienza (sia dell’allievo che dell’insegnante), piano piano i tasselli di questo strano puzzle cominciano ad andare a posto. Solo allora arriva la consapevolezza  e si comincia davvero a sperimentare la pace e la serenità. Ed è per questo che, a fronte di tante persone che arrivano in palestra e dopo pochi mesi se ne vanno,  quelli che rimangono stanno così bene che non se ne vanno più…

Occidentali’s karma.

Avete presente quelle bottigliette in plastica col tappo azzurro a forma di Madonna con dentro l’acqua di Lourdes? Se una quindicina d’anni fa mi avessero detto che la mia cattolicissima mamma, sul cassettone di camera, avrebbe messo a far compagnia alla suddetta Madonna una statuetta di Ganesh non ci avrei creduto. E, se non l’avessi vista con i miei occhi venti giorni fa, non avrei nemmeno creduto che la mia mamma, logicamente con i suoi tempi e aiutandosi un po’ col muro, a 83 anni fosse in grado di fare e tenere la candela (sarvangasana) per poi rialzarsi da sola dal tappetino… Potere dello yoga!

Quattro anni fa, quando iniziai ad andare in palestra per fare compagnia a mia moglie, non avrei mai creduto nemmeno che io mi sarei appassionato di quella ginnastica medica cinese dove sembra che uno non faccia mai niente ma che alla fine ti fa star bene… E mi sarei buttato via dal ridere al solo pensiero che nel 2017 oltre alla ginnastica mi sarei messo a studiare anche la filosofia e la medicina tradizionale cinese,  col fine di sostenere diversi esami e forse in futuro diventare un istruttore di quella ginnastica… Potere del daoyin!

Insomma, se Francesco Gabbani voleva prendere in giro i borghesotti occidentali flashati dall’Oriente,  con me e mia mamma ha fatto pieno centro! E sinceramente essere presi per il culo in modo  così divertente è anche piacevole. Ma tutto ciò, come farebbe intuire Gabbani nella sua canzone, è forse un peccato che ci fa tornare allo stato scimmiesco, in una sorta di involuzione culturale?

E’ logico che mia mamma non ha mai letto la Bhagavadgītā (e forse ne ignora anche l’esistenza) e che anch’io faccio una gran confusione in quel poco che conosco, di taoismo, confucianesimo e buddismo. Però quello che facciamo ci piace, ci fa star bene ed è comunque uno stimolo ad imparare cose nuove e a confrontarsi con altre culture. E se grazie allo yoga o al daoyin si riesce ad essere più sereni e anche più in salute, che male c’è? E’ più scimmiesco rilassarsi con una asana o con un Prozac? E’ più evoluto tenere a bada la pressione con le pasticchette delle multinazionali del farmaco o (finchè si può) con i dodici minuti della forma del cuore del daoyin? E se la sapienza millenaria di antiche culture orientali potesse coesistere con la scienza moderna? Magari con quella ricerca scientifica che non è schiava del profitto ad ogni costo?

Il mondo ormai si è fatto piccolo, le culture si incontrano e le persone si incuriosiscono a vicenda. L’insegnante cinese con cui feci un corso nel 2015 ringraziò noi occidentali per la  forza di volontà che mettiamo nel voler praticare un’attività di cui conosciamo poco, dicendoci che tutto ciò con la globalizzazione è diventato reciproco, come quando i cinesi cercano di capire  e rivivere il Natale e  le altre tradizioni occidentali. Caro Gabbani, come cinese io sono ridicolo e improbabile  al pari di quell’imprenditore di Pechino immortalato dal TG2 anni fa, che, dovendo produrre dei presepi, si sbagliò e al posto della Madonna mise Biancaneve accanto a San Giuseppe. Però preferisco essere un improbabile cinese piuttosto che uno yankee  trumpiano!  … Namasté Alé!

p.s. Mia suocera, coetanea di mia mamma e  il cui hobby è ascoltare p. Livio Fanzaga, se la metti in terra su un tappetino, per rialzarsi deve chiamare i pompieri… Potere di Radio Maria!

Lo sport nella cultura occidentale e nella cultura orientale.

Foto

Foto “UCSD Collegiates Wushu 2013” by itsjustatank – flickr

“Citius!, Altius!, Fortius!” (“Più veloce!, più in alto!, più forte!”) è il motto olimpico che, più o meno, sintetizza la concezione occidentale di sport. Fin dall’antica Grecia per la cultura  occidentale  lo sport è rivolto alla vittoria, alla competizione e all’ottenimento del risultato. Non importa se lo sport è agonistico o amatoriale: c’è sempre e comunque un’asticella da alzare o un tempo da limare. Quando la competizione non è contro altri atleti è contro se stessi e i propri limiti. Io, che vengo dal podismo amatoriale, lo posso testimoniare: nella maggioranza dei casi si corre contro i propri “record”. Se fai la maratona a 6 minuti al km la volta dopo vuoi scendere a 5:45 al km, poi a 5:15, poi ancora meno, poi magari chiedi troppo a te stesso e ti infortuni! Quando non riesci a scendere sotto a quel limite che ti eri prefissato, molli e abbandoni lo sport, oppure ricorri al doping! E giuro che conosco gente che si doperebbe per fare gare dove il primo premio è un salame!

Da millenni in oriente lo sport è invece concepito come unione fra corpo e mente, come prevenzione e cura delle malattie e più in generale come una modalità per raggiungere un equilibrio che consenta il benessere e la longevità. Se ciò è lampante in discipline come lo yoga, il daoyin o il taijiquan è altrettanto vero anche per gli sport di contatto che all’apparenza sembrano più violenti. Quando ero piccolo ho fatto un po’ di judo e ricordo che alla prima lezione il maestro veniva con una piramide di legno che appoggiava sul tatami dicendo: «Guardate questa piramide: se la appoggiate sulla sua base resta forte e ferma. Se volete farla appoggiare su un qualsiasi  spigolo la piramide cadrà inevitabilmente! Ecco, il judo non è menare un avversario a destra e a manca! Nel judo voi siete la piramide e il vostro avversario vuole mettervi su uno spigolo… il vostro scopo è riportare voi stessi ben piantati a terra sulla vostra base, come la piramide nello stato iniziale!»

Nella concezione orientale la vittoria non è mai il fine principale dello sport ma al massimo una conseguenza che testimonia che hai raggiunto l’unione corpo e mente e con essa l’abilità nel praticare l’esercizio. E’ un concetto a cui lo sport occidentale è arrivato solo negli ultimi anni: prima negli  anni ’80-’90 del Novecento col concetto di fitness (magrezza, giovinezza, tono e sviluppo muscolare) e poi, solo dopo gli anni 2.000, col concetto di wellness che finalmente  mette al centro il benessere come scopo principale dello sport.

Una riprova? Guardate quanti occidentali durante la loro vita abbandonalo lo sport e invece quanti anziani, anche ultranovantenni come quello nel filmato sotto, fanno sport in Cina…

Yoga e Daoyin: cugini, quasi fratelli!

Foto

Foto “Nel Parco dei Boschi di Carrega lo Yoga si fa all’aperto” by Viaggio Routard – flickr

Un paio di settimane fa, io e mia moglie vediamo un cartello appeso all’ingresso del giardinetto proprio sotto casa nostra. Leggiamo e scopriamo che pubblicizza delle lezioni gratuite di Yoga organizzate, nel mese di Luglio, dal Comune insieme ad un’associazione sportiva del quartiere. Mia moglie mi guarda di traverso e mi dice: «Conoscendoti, te ci vai di sicuro!»

E in effetti ci sono andato per davvero. Se alla seconda lezione eravamo tre novellini, alla prima ero l’unico principiante, in un gruppo che già frequentava l’associazione. Mi sono avvicinato timidamente, mi sono presentato e ho chiesto se potevo partecipare, avvisando che non avevo mai praticato yoga. L’insegnante è stata molto gentile, mi ha fatto sistemare ed abbiamo iniziato la lezione…

Se i nomi degli esercizi erano per me dei termini impronunciabili e mai sentiti, quello che dovevamo fare mi era, per un certo verso, abbastanza familiare. Le posizioni dei piedi, delle braccia e la respirazione  erano identiche a quelle del daoyin. Con molto stupore ho scoperto che  anche nello yoga c’è quel filo immaginario che dal centro della testa tira verso l’alto e contemporaneamente dal coccige tira verso il basso, facendo  così allungare la colonna vertebrale.Queste scoperte mi hanno subito rilassato e se ne è accorta anche l’insegnante che a un certo punto mi ha chiesto: «Ma sei sicuro di non aver mai praticato yoga?». Io ho risposto che non praticavo yoga  ma taijiquan e soprattutto daoyin yangsheng gong, che con una certa approssimazione, viene definito come la versione cinese dello yoga.

Ne è uscito fuori un bel colloquio che abbiamo continuato privatamente alla fine della lezione su come in 5.000 anni di storia tra cinesi e indiani si siano passati reciprocamente informazioni  e credenze. Se ad esempio lo yoga ha i chakra, il daoyin ha i dantian che sono praticamente sovrapponibili; e se la medicina ayruvedica ha i prana, quella cinese ha il qi. L’insegnante mi ha fatto l’esempio del buddismo che nei millenni cinesi e indiani si sono trasmessi a vicenda tanto che alla fine  è difficile capire quali elementi siano di origine indiane e quali di origine cinese o tibetana.

Per ora continuo a seguire queste lezioni di yoga anche se, per evidenti motivi familiar-lavorativi, non penso di poterle riprendere a Settembre… Però si tratta di uno scambio molto interessante che consiglierei sia a chi pratica yoga che taiji o daoyin.

Inoltre per me è stato divertente per un altro motivo: abito accanto a questo giardinetto da venticinque anni e, specialmente quando mia figlia era piccola, lo frequentavo spesso… Eppure mi c’è voluta la meditazione yoga per sdraiarmi sull’erba e guardare il cielo (e anche casa mia) da un’altra prospettiva!

In estate? Praticare, praticare, praticare!

Foto

Foto “Surya Namaskar” by Michael Pravin – flickr

Siamo arrivati all’estate e dopo una stagione in cui avete praticato yoga, meditazione, daoyin o taijiquan (io questi ultimi due) i corsi terminano e le palestre chiudono. Cosa fare in questo periodo per consolidare il lavoro fatto durante l’anno e non dimenticare tutto da qui a Settembre? I consigli dei miei insegnanti sono, come è facilmente intuibile, di praticare, praticare e praticare… Ma come e dove?

Se non è possibile vedersi con altri compagni va benissimo praticare da soli e anzi può essere utile per consolidare il lavoro fatto. Se di solito in palestra si segue pedissequamente l’insegnante, può essere utile vedere quanto si è autonomi eseguendo gli esercizi da soli. Oltre ad essere allenante è un modo per verificare se abbiamo memorizzato tutte le forme e se siamo in grado di rifarle senza avere gli abituali punti di riferimento dell’insegnante e dei compagni di corso. La prova  è dura ma fortunatamente, per chi come me si perde facilmente e scopre di non aver memorizzato un tubo… rimane sempre un’ancora di salvezza! Una ricerchina su Youtube e arrivano in soccorso decine di video di esercizi, pronti a rinfrescarci la memoria!

Se avete passato tutta la stagione a praticare nelle palestre, le ferie sono un’ottima occasione per uscire e esercitarsi nella natura. Quando si fanno gli esercizi di daoyin l’uomo diventa un ponte tra terra e cielo e come un’antenna assorbe l’energia dell’universo (il qi) proprio grazie al contatto con la natura. E siccome le zone più indicate sono quelle con alberi e dove scorre l’acqua, cosa c’è di meglio che esercitarsi in una pineta in riva al mare oppure in un bosco accanto a una cascata alpina?